Dal Polo a Copenhagen: è caos climatico

29 ottobre 2009

ARTICOAnche quest’anno l’Arctic Report Card, il rapporto annuale sullo stato del Polo, redatto dal Programma climatico del National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) del dipartimento USA del commercio, fa un quadro della situazione del Circolo Polare Artico.

L’Artico è il punto-nave quando si tratta di clima.

È qui che gli effetti del Climate Change si manifestano con maggior evidenza rispetto al resto del Pianeta. E le notizie non sono buone.

 

IL NOAA

noaa

Le temperature nell’Artico continuano ad aumentare e, in alcuni casi, drammaticamente.

Le relazioni tra vento, suolo, mare e organismi viventi sono evidenti.

Partiamo dall’atmosfera. L’aumento dei venti e della loro forza sta influendo sulla perdita di ghiaccio marino in estate.

I ghiacciai perenni stanno cedendo il posto a ghiacciai recentissimi, annuali.

La parte superficiale degli oceani rimane calda per periodi sempre più lunghi e perde salinità.

Cade sempre meno neve in Nord America mentre aumentano le precipitazioni in Siberia.

Per non parlare delle specie animali e vegetali a rischio.

Trasformazioni più veloci del previsto, tremendamente drastiche rispetto ai rilevamenti di soli 5 anni fa.

Anche se durante l’estate appena trascorsa i ghiacci non hanno raggiunto i livelli minimi del 2007 e del 2008, non possiamo non riflettere sulla rapidità e sull’incidenza dei mutamenti appena elencati.

La stessa Jane Lubchenco del Noaa ha ricordato, nella presentazione dell’Arctic Report Card, che l’Artico è uno degli ecosistemi più fragili del Pianeta.

Una vera e propria cartina tornasole per la scienza del clima.

La concatenazione tra venti, temperature degli oceani, scioglimento dei ghiacci è evidente.

Negli ultimi anni si è formata un’anomala alta pressione sul lato artico che si affaccia al Nord America causa, l’assenza di ghiacci nel periodo estivo. Per contro, si è formata una bassa pressione verso l’area euroasiatica.

Il naturale spostamento di masse d’aria da zone di alta a zone di bassa pressione ha creato venti più caldi e prolungati spiranti da sud a nord. Il calore riversato riscalda gli oceani e scioglie i ghiacciai.

Un bel guaio.

LA NASA

hansen

Dobbiamo correre ai ripari il prima possibile. A dirlo le associazioni ambientaliste e diversi esperti del clima. Uno fra tutti James Hansen della NASA.

Hansen sostiene con forza la relazione tra cambiamento climatico e attività umana. “È necessario ridurre l’uso di combustibili fossili e in 20 anni potremmo salvare la Terra” dice. In caso contrario è lo stesso Hansen a prevedere un aumento del livello dei mari di 7 metri a fine secolo.

Una prospettiva degna di film documentari di denuncia come The Age of Stupid promosso recentemente da Greenpeace e Wwf.

In un’intervista telefonica rilasciata a Repubblica Hansen fornisce dati e cifre: “Se non diamo un taglio drastico all’uso dei combustibili fossili, i ghiacciai della penisola antartica, che attualmente perdono 200 chilometri cubi all’anno, fonderanno nell’arco di un secolo. Il che produrrà un aumento di 6-7 metri del livello del mare a cui si dovrà aggiungere in collasso dei ghiacciai in zone come la Groenlandia“.

Bisogna ridurre il consumo di combustibili fossili, primo fra tutti il carbone.

L’IPCC

E a Copenhagen?

Il capo dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) Rajendra Pachauri in vista del Summit sul clima di dicembre si è aggiunto alle già numerose richieste sul tema sollecitando i paesi industrializzati a fare il primo passo riducendo le emissioni e venendo in aiuto dei paesi più poveri che altrimenti crollerebbero nel caos.

L’ITALIA

GREEN ECONOMYMa forse un primo trend positivo in Italia c’è.

Secondo uno studio dell’Università Bocconi oltre l’85% delle imprese italiane investe nell’ecosostenibilità anche come strategia vincente per superare la crisi.

La famosa Green Economy.

Orientate all’efficienza energetica soprattutto le piccole e medie imprese.

Saranno loro a salvare l’Artico?

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Vittoria di Greenpeace: Kleenex e Scottex per le foreste!

6 agosto 2009

banner-scottexStop a foreste distrutte per i prodotti usa e getta!

La soffice carta del marchio Scottex e i morbidi fazzolettini Kleenex non saranno più una minaccia per le foreste.

Kimberly-Clark, multinazionale leader nella produzione di tessuti in fibra di carta, insieme a Scottex e Kleenex, si impegna ad adottare gli standard corretti nell’acquisto delle fibre. Una garanzia per la salvaguardia degli alberi.

Tra i parametri da seguire:

–      L’impegno ad acquistare solo fibre vergini certificate e fibre riciclate nel rispetto del principio di sostenibilità;

–      Certificazione FSC ovvero Forest Stewardship Council (schema di certificazione dei prodotti derivati dal legno sostenuto da Greenpeace).

Con queste nuove linee guida entro il 2011 l’azienda avrà il 40% della sua produzione in Nord America certificata FSC o riciclata e, sempre entro il 2011 Kimberly-Clark non userà più fibre provenienti dalle foreste boreali canadesi (se non certificate SFC).

Quelle canadesi sono le ultime grandi foreste dell’emisfero settentrionale, ospitano gli ultimi caribou selvatici e oltre un milione di uccelli migratori. In più, sono il più vasto deposito di CO2 del pianeta pari a 27 anni di emissioni umane in atmosfera ai ritmi odierni. Un patrimonio per l’umanità.

“Abbiamo lavorato con Kimberly-Clark e siamo soddisfatti dei risultati ottenuti” commenta Chiara Campione, responsabile della Campagna Foreste di Greenpeace. “E’ un vero piacere dichiarare chiusa questa campagna e  ringraziare la Kimberly-Clark per  essersi portata verso standard più sostenibili”.

Un risultato ottenuto grazie ad anni di campagna internazionale portata avanti da Greenpeace nel mondo.

Leggi l’inchiesta di Greenpeace su Kimberly-Clark, Scottex, Kleenex e la distruzione delle foreste boreali.


“Ma il mare non vale una cicca?” la campagna di Marevivo

5 agosto 2009

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Contro i mozziconi di sigaretta in mare e nelle spiagge Marevivo lancia una campagna di sensibilizzazione.

L’8 e il 9 agosto l’associazione ambientalista distribuirà in 100 spiagge italiane ben 40mila posacenere portatili insieme a un depliant esplicativo in carta riciclata.

Non è indispensabile lasciare a casa il vizio del fumo, anzi, nel rispetto delle scelte di ognuno fumare è concesso a patto che si rispetti l’ambiente.

Un posacenere portatile può contrastare la pessima abitudine di gettare mozziconi di sigarette in mare, montagna, città e più in generale ovunque ci si trovi.

”Ogni anno – spiega l’organizzazione ecologista – migliaia di rifiuti vengono abbandonati sulle spiagge o gettati in mare, per distrazione, disinteresse e spesso per l’assoluta inconsapevolezza delle conseguenze che ne possono derivare. I mozziconi di sigarette, con il loro contenuto di catrame e nicotina e il filtro, che impiega da uno a cinque anni per degradarsi, ammontano al 37% dell’immondizia raccolta nel Mar Mediterraneo, secondo dati dell’Unep, il programma ambiente delle Nazioni Unite”.

La campagna è realizzata in collaborazione con JTI, il supporto del SIB e il patrocinio del Ministero dell’ambiente e delle Capitanerie di porto.

Il posacenere tascabile è riutilizzabile e lavabile e, una volta sconfitto il vizio del fumo, potrete tranquillamente gettarlo nel contenitore della raccolta differenziata della plastica.


Blitz Greenpeace a Milano: Geox fai respirare l’Amazzonia!

11 giugno 2009

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Attivisti in azione a Milano

Milano, centro storico. Una scarpa gigante che fuma e vetrine coperte da immagini di foreste in fiamme. Siamo in azione presso uno dei negozi principali di Geox per chiedere alla “scarpa che respira” di far respirare anche l’Amazzonia e il nostro clima.

Il blitz di questa mattina segue la pubblicazione dell’inchiesta “Amazzonia, che macello”. Dopo tre anni di indagine abbiamo scoperto quali sono i marchi che potrebbero essere la causa della distruzione dell’ultimo polmone verde del Pianeta. E Geox è tra questi.

Geox acquista, infatti, pelle dalla conceria italiana Gruppo Mastrotto. Quest’ultima si rifornisce di pelle brasiliana da uno dei super macellai che distruggono l’Amazzonia: Bertin. Abbiamo dimostrato come, dagli allevamenti nel cuore dell’Amazzonia, dove il lavoro schiavile e l’invasione delle terre indigene sono la norma, i bovini arrivano ai macelli controllati da tre grandi aziende: Bertin, JBS, Marfrig che vendono carne e pelle a grandi marchi in tutto il mondo.

Ogni 18 secondi un ettaro di foresta amazzonica viene distrutto. E il motivo potrebbero essere le scarpe che indossiamo, i divani nei nostri salotti e la carne in scatola che finisce nei nostri piatti. Per questo, grazie alla cyberazione di Greenpeace, migliaia di persone stanno scrivendo alle aziende coinvolte chiedendo una soluzione. Aspettiamo di incontrare i vertici di Geox per chiedere di non acquistare da allevamenti e aziende che sono legate alla distruzione dell’Amazzonia e sostenere un’immediata moratoria sulla deforestazione di questo ricchissimo ecosistema.

Scritto da: Maria Carla Giugliano

Il video “Amazzonia che macello”


Happy Earth Day 2009!

22 aprile 2009

earth-day-2009Buon Heart Day 2009!

La giornata della Terra ritorna anche quest’anno con il 39° appuntamento mondiale. Riconosciuto da più di 170 nazioni, il 22 aprile si tinge di verde e chiede uno sforzo da parte di tutti per rispettare di più il nostro Pianeta.

La prima giornata per la Terra risale al 1970, nasce tra i banchi delle università con lo scopo di educare e informare. Gruppi ecologisti come Greenpeace mettono l’accento su questo appuntamento per fare il bilancio della situazione ecologica mondiale. “This fragile Earth deserves a voice: yours.” è lo slogan di Greenpeace International che ricorda a tutti quanto ancora sia necessario fare.

I quotidiani italiani (versione on-line) ci informano che è la giornata mondiale per il pianeta, ma bisogna cercare con attenzione… non sono notizie da prima pagina. Il Corriere della Sera pubblica 42 secondi informativi su Corriere TV ,Federico Rampini per Repubblica parla degli effetti positivi della recessione nel calo dell’inquinamento (5° articolo di prima) e il Sole 24 Ore ne fa un Dossier.

Al via a Siracusa il G8 ambiente, il vertice dei ministri dell’Ambiente che tratterà principalmente i temi del Clima e della Biodiversità. I Paesi coinvolti: Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Canada e Russia assieme a Cina India, Brasile, Messico, Indonesia, Sudafrica, Australia, Repubblica di Corea, Egitto, con la partecipazione della Repubblica Ceca, Presidenza di turno dell’Unione Europea, della Commissione Europea e della Danimarca in qualità di Presidenza della prossima COP (Convention on Climate Change).

E da Siracusa a Copenaghen, dove si terrà la conferenza sul clima delle Nazioni Unite, il passo è breve. Partono dall’Italia le riflessioni per uno scenario “post-Kyoto” dove l’economia dovrà viaggiare di pari passo con gli investimenti nel rinnovabile per ridurre le emissioni e ristabilire le risorse finanziarie mondiali.


Lunga vita al grande orso

7 aprile 2009

foresta-canadese

Greenpeace annuncia con orgoglio l’approvazione canadese dell’EBM (Ecosystem-based Management).
Il termine nasce negli Stati Uniti agli inizi degli anni ’90 e indica una gestione ecosostenibile delle risolrse forestali con lo scopo di regolamentare l’attività degli Enti governativi locali.
Il sistema si basa sulla partecipazione di diversi elementi ineliminabili alla vita dell’uomo come ecologia, economia, tecnologie e società.
Obbligando a conservare almeno il 50% delle foreste anche nelle aree destinate all’estrazione del legno l’EBM salva l’orso canadese dall’estinzione e promuove un rapporto di rispetto reciproco tra uomo e natura.
Questo è un grande risultato che sottolinea l’importanza e la bontà delgli organi istituzionali quando si concentrano su obiettivi di salvaguardia ambientale.
Lunga vita all’EBM, lunga vita al Grande Orso.