Vittoria di Greenpeace: Kleenex e Scottex per le foreste!

6 agosto 2009

banner-scottexStop a foreste distrutte per i prodotti usa e getta!

La soffice carta del marchio Scottex e i morbidi fazzolettini Kleenex non saranno più una minaccia per le foreste.

Kimberly-Clark, multinazionale leader nella produzione di tessuti in fibra di carta, insieme a Scottex e Kleenex, si impegna ad adottare gli standard corretti nell’acquisto delle fibre. Una garanzia per la salvaguardia degli alberi.

Tra i parametri da seguire:

–      L’impegno ad acquistare solo fibre vergini certificate e fibre riciclate nel rispetto del principio di sostenibilità;

–      Certificazione FSC ovvero Forest Stewardship Council (schema di certificazione dei prodotti derivati dal legno sostenuto da Greenpeace).

Con queste nuove linee guida entro il 2011 l’azienda avrà il 40% della sua produzione in Nord America certificata FSC o riciclata e, sempre entro il 2011 Kimberly-Clark non userà più fibre provenienti dalle foreste boreali canadesi (se non certificate SFC).

Quelle canadesi sono le ultime grandi foreste dell’emisfero settentrionale, ospitano gli ultimi caribou selvatici e oltre un milione di uccelli migratori. In più, sono il più vasto deposito di CO2 del pianeta pari a 27 anni di emissioni umane in atmosfera ai ritmi odierni. Un patrimonio per l’umanità.

“Abbiamo lavorato con Kimberly-Clark e siamo soddisfatti dei risultati ottenuti” commenta Chiara Campione, responsabile della Campagna Foreste di Greenpeace. “E’ un vero piacere dichiarare chiusa questa campagna e  ringraziare la Kimberly-Clark per  essersi portata verso standard più sostenibili”.

Un risultato ottenuto grazie ad anni di campagna internazionale portata avanti da Greenpeace nel mondo.

Leggi l’inchiesta di Greenpeace su Kimberly-Clark, Scottex, Kleenex e la distruzione delle foreste boreali.


Blitz Greenpeace a Milano: Geox fai respirare l’Amazzonia!

11 giugno 2009

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Attivisti in azione a Milano

Milano, centro storico. Una scarpa gigante che fuma e vetrine coperte da immagini di foreste in fiamme. Siamo in azione presso uno dei negozi principali di Geox per chiedere alla “scarpa che respira” di far respirare anche l’Amazzonia e il nostro clima.

Il blitz di questa mattina segue la pubblicazione dell’inchiesta “Amazzonia, che macello”. Dopo tre anni di indagine abbiamo scoperto quali sono i marchi che potrebbero essere la causa della distruzione dell’ultimo polmone verde del Pianeta. E Geox è tra questi.

Geox acquista, infatti, pelle dalla conceria italiana Gruppo Mastrotto. Quest’ultima si rifornisce di pelle brasiliana da uno dei super macellai che distruggono l’Amazzonia: Bertin. Abbiamo dimostrato come, dagli allevamenti nel cuore dell’Amazzonia, dove il lavoro schiavile e l’invasione delle terre indigene sono la norma, i bovini arrivano ai macelli controllati da tre grandi aziende: Bertin, JBS, Marfrig che vendono carne e pelle a grandi marchi in tutto il mondo.

Ogni 18 secondi un ettaro di foresta amazzonica viene distrutto. E il motivo potrebbero essere le scarpe che indossiamo, i divani nei nostri salotti e la carne in scatola che finisce nei nostri piatti. Per questo, grazie alla cyberazione di Greenpeace, migliaia di persone stanno scrivendo alle aziende coinvolte chiedendo una soluzione. Aspettiamo di incontrare i vertici di Geox per chiedere di non acquistare da allevamenti e aziende che sono legate alla distruzione dell’Amazzonia e sostenere un’immediata moratoria sulla deforestazione di questo ricchissimo ecosistema.

Scritto da: Maria Carla Giugliano

Il video “Amazzonia che macello”


Lunga vita al grande orso

7 aprile 2009

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Greenpeace annuncia con orgoglio l’approvazione canadese dell’EBM (Ecosystem-based Management).
Il termine nasce negli Stati Uniti agli inizi degli anni ’90 e indica una gestione ecosostenibile delle risolrse forestali con lo scopo di regolamentare l’attività degli Enti governativi locali.
Il sistema si basa sulla partecipazione di diversi elementi ineliminabili alla vita dell’uomo come ecologia, economia, tecnologie e società.
Obbligando a conservare almeno il 50% delle foreste anche nelle aree destinate all’estrazione del legno l’EBM salva l’orso canadese dall’estinzione e promuove un rapporto di rispetto reciproco tra uomo e natura.
Questo è un grande risultato che sottolinea l’importanza e la bontà delgli organi istituzionali quando si concentrano su obiettivi di salvaguardia ambientale.
Lunga vita all’EBM, lunga vita al Grande Orso.